Il Rapporto Educativo nella Divina Commedia

Quando Dante si accorse di avere smarrito la diritta via non era più un ragazzetto da educare, ma un uomo maturo da rieducare. Però anche per essere rieducato, per ritrovare la via della virtù, egli aveva bisogno di un pedagogo saggio ed esperto, e il Cielo lo affidò a Virgilio. Questi fu per lui «duca, signore, maestro»: sono le tre mansioni dell'educatore, il quale per l'educando deve essere guida (dux) per indicargli la via di redenzione, signore per comandargli le azioni e anche i sacrifici necessari per giungere alla meta, maestro per insegnargli e dimostrargli la verità e le ragioni dell'agire morale e civile.
Le agenzie educatrici sono essenzialmente la famiglia, la scuola e la Chiesa, cioè la Religione, che per noi è quella cristiana, ottima per formare uomini veri e cittadini probi. Queste agenzie sono oggi gravemente contrastate dalla diseducazione impartita dai media, cioè dalla stampa, dal cinema, dalla televisione, dai cantanti, dai politici, non dico da tutti, ma dalla «buona parte» di essi. Mi ricordo di quella barzelletta che nel periodo napoleonico faceva ridere nei salotti parigini, una donna diceva: «Gli italiani sono tutti ladri», un'altra replicava: «Tutti no, ma Buonaparte sì». Oggi quale potrebbe essere la barzelletta? Ognuno dica la sua. L'autore di questo opuscolo non dice la barzelletta, ma fa una riflessione sull'educazione dell'uomo, che dovrebbe essere permanente, dalla nascita alla morte.

Copertina Il Rapporto Educativo nella Divina Commedia