Eremita a Orgosolo

Il racconto, scritto nel 1968, rispecchia la crisi politica, morale e culturale, della società italiana di quegli anni, vista e vissuta dall'autore intensamente, ma anche ingenuamente:
'Infatti io da queste pagine appaio (e realmente sono) un ingenuo (naif - direbbero i francesi), cioè un credente fiducioso, semplice, ben lontano dalla "saputezza" e dalla supponenza dei romanzieri oggi alla moda, per cui ogni critico mi giudicherebbe davvero infantile e indegno anche di menzione.
Ben consapevole di ciò, io non ho pubblicato l'opera, facendola conoscere solo a parenti e amici che, conoscendomi bene, non si sarebbero scandalizzati di questa ingenuità, corretta, almeno spero, dall'autoironia.
Se anche lei passerà sopra a questo difetto, e anche a una certa prolissità, di cui non sono riuscito a correggermi, io la ringrazio sentitamente della sua benevola attenzione, augurandomi che alla fine lei voglia anche accogliere con simpatia il chiaro messaggio cristiano che io indegnamente ho inteso lanciare.'

La storia
Un professore di lettere, nel pieno della sua carriera, non trova efficacia e incisività nel contributo che vorrebbe dare alla sua famiglia. Non è in sintonia con i suoi figli, presi dalla 'modernità' e con sua moglie che lo ritiene un misantropo. Decide di partire, eremita, lasciando tutto alla famiglia e portando con se 500.000 lire ed il suo cuore... da dedicare al prossimo.

Copertina Eremita a Orgosolo