In questa raccolta l'autore presenta poesie, romanzi, studi
su Manzoni e su Dante, opuscoli di argomento storico, morale e religioso e saggi di attualità.
I saggi letterari sono ricchi di riferimenti alla vita quotidiana
evidenziandone il valore educativo. I saggi critici parlano di argomenti che stanno
particolarmente a cuore all'autore: le perplessitą del cittadino sulle ingiustizie e sulle ipocrisie delle leggi e della politica, il problema del male,
la corrispondenza dell'Antico Testamento con la Parola di Dio, la mondanizzazione della Chiesa Cattolica.
Perplessità e considerazioni di un uomo... semplice.
Degno di nota il lavoro sul patriota Luigi Mercantini, che raccoglie
lettere e riferimenti di interesse storico.
Delle opere pubblicate di Bruno Camaioni ne è consentita la copia e
la distribuzione gratuita, su qualsiasi supporto citandone l'autore e la presente
dicitura.
Non è consentito modificare le opere.
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Paralipomeni
Nella presentazione de «La Verità... in pillole» avevo
previsto, data la mia età, una eventuale stroncatura post mortem,
e ne avevo profetizzato la sintesi. Ma ora penso che non la potrò
ottenere neppure postuma, perché sarebbe per me troppo onore essere
ricordato per qualcosa in morte, essendo stato in vita un nessuno, come
scrittore.
A dire la verità una stroncatura, anche se privata, io me la sono
già meritata, e ne voglio riferire, perché è stata
l'unica volta che un membro dell'intellettualità mi ha preso in
qualche considerazione e si è degnato di rispondere a una mia lettera.
All'inizio del 2005 ascoltai in TV Vittorio Messori che discuteva col
filosofo Severino di alcuni problemi religiosi, sui quali anch'io avevo
portato la mia riflessione, di semplice credente, non certamente di filosofo
o pensatore cattolico, esponendo il mio pensiero in tre opuscoli inediti.
Chiesi al Sig. Messori il permesso di mandarglieli, per averne un giudizio
e qualche consiglio.
Benevolmente accolse la mia richiesta, e io gli inviai gli opuscoli dattiloscritti
sul problema del male, sulla mondanizzazione della Chiesa e sulla parola
di Dio nell'Antico Testamento.
Dopo circa un mese mi giunse la sua bella stroncatura: «Per trinciare
i giudizi che lei dà, occorrerebbe conoscere di più e di
meglio. Crede davvero che la Chiesa non abbia tenute presenti le osservazione
che lei un po' ingenuamente fa? Ciascuno può scrivere la propria
opinione ma con la consapevolezza dei propri limiti.» Pregai il
Sig. Messori di indicarmi almeno qualche mia ingenuità o errore,
al fine di correggerli, ma non ottenni nessuna risposta; evidentemente
egli non voleva perdere tempo con un tontolone come me. Come dargli torto?
Ma ora, nel pubblicare questi «Paralipomeni», mi chiedo: "Che
direbbe il Sig. Messori se leggesse questa ennesima mia ingenuità?"
Tremo al solo pensiero.
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La Veritą...
in pillole
Nessuno dell'intellettualità religiosa (o anche letteraria o latamente
politica) si è mai imbattuto, in Internet, neppure per caso nelle
mie operette, che con la presente sono ben 18.
E' quello che prevedevo e anche mi auguravo, perché così
non sarò immischiato in alcuna polemica, alla mia età, quando
si sospira solo un po' di riposo in attesa della chiamata divina.
"E allora perché hai messo sul web questi tuoi scritti?"
mi dirà qualcuno. Rispondo: Perché ho sentito l'ispirazione
a farlo, per onestà intellettuale.
Può darsi però che qualcuno dell'Olimpo culturale ci abbia
inciampato e, non riconoscendo la minima importanza a questa robetta,
si è guardato bene dal parlarne nelle gazzette e riviste per le
quali esso scrive. Mi avrebbe dato una qualche visibilità, anche
se in negativo.
Ma potrebbe darsi che in futuro, quando io non ci sarò più,
qualche teologo, biblista, apologista, vaticanista, controversista o maestro
di pensiero, visto che io sarò ormai morto non solo al mondo ma
anche all'anagrafe, non avendo altro argomento per il suo articolo, voglia
parlare delle mie operette, per condannarle in blocco, senza entrare minimamente
nel merito dei problemi da me trattati.
Lo ringrazio anticipatamente della recensione, e per gratitudine voglio
facilitargli il compito di formulare il giudizio conclusivo, in modo che
non abbia a lambiccarsi il cervello per trovare le parole adatte.
Ecco il giudizio che io leggo nel suo pensiero: "Sono farneticazioni
provocatorie di un perfetto ignorante molto presuntuoso il quale, non
avendo capito niente del Cristianesimo, ha voluto infangare ls Chiesa
con le sue castronerie."
E' una bella epigrafe sulla mia tomba, assolutamente ben meritata da uno
che ha voluto propinare delle verità ai nostri fratelli.
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Colle Vaticano
A.D. 2050
Confesso che nel presentare all'eventuale lettore questa opera strana,
mi sento un po' stranito anch'io, perché non so proprio come definirla,
e mi sembra un vero enigma. Sfortunatamente io in enigmistica non sono
per nulla bravo; è probabile che non avrei saputo risolvere neppure
l'enigma piuttosto facile che la Sfinge pose a Edipo (qual è l'animale
che cammina al mattino con quattro zampe, a mezzogiorno con due e alla
sera con tre?). Per fortuna dei Tebani, Edipo aveva più acume di
me, e così essi furono salvati dalle fauci del mostro. Per completezza
annoto che quel tale animale alla sera avrebbe potuto camminare di nuovo
con quattro zampe, due naturali e due artificiali, come succede da qualche
anno anche a me.
Confido tuttavia che l'eventuale lettore sappia decifrare l'enigma e questo
gli darà qualche soddisfazione, e forse anche una certa gratificazione
per la fatica durata nella lettura.
Temo però che per qualche altro lettore, meno indulgente, quanto
racconta l'Anonimo "fia sapor di forte agrume", come dice Dante
(Par. XVII, 117), e non potendosi scagliare contro l'Anonimo, che si è
ben cautelato, se la prenda con me, che non c'entro nulla. Fare il curatore
di quest'opera è stato un gravoso onere, da tutti i punti di vista.
Se mi sono sobbarcato questo compito, è stato perché ho
sentito il dovere di far conoscere uno scritto a me affidato, anche se
sarà giudicato un aborto. Io sono contrario all'aborto, e non potevo
condannare a non venire alla luce una creatura già bella e formata.
La leggerà chi vorrà e senza alcuna spesa, e poi la giudicherà
a suo piacimento.
Prevedo che quest'opera di un ignoto resterà anch'essa ignorata.
E' quello che mi auspico, perché mi libera da ogni responsabilità.
Se poi qualcuno vorrà considerare questo scritto un romanzo, va
da sé che esso non ha alcun rapporto con la realtà, e nomi
e fatti sono pura invenzione.
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Prefazione
in audio mp3 (13,3Mb) Scrivete se desiderate l'audiolibro completo,
eventualmente anche di altre opere. L'editor valuterà le richieste
per realizzare le trascrizioni in audiolibro gratuito.
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Idee
non politicamente corrette - prima parte
Le idee politicamente scorrette sono come le monete false o fuori corso,
che chi 'sa il viver del mondo' si guarda bene dall'accettare negli scambi
quotidiani.
Le idee politicamente corrette sono invece monete correnti, che tutti
ogni giorno spendono accortamente o, talora, spandono a vanvera.
Esse sono le frasi fatte, le asserzioni assolutizzate, le verità
conclamate, gli assiomi scultorei e pubblicizzati, venduti al mercato
mediatico dai maestri di pensiero, e ripetuti da quasi tutta
la stampa, la radio e la televisione.
Chi non li accetta o li contesta rischia grosso, e se non altro si quadagna
il bell'epiteto di retrivo o ignorante o idiota o addirittura giù
di testa.
Io non temo di ricevere questi allettanti giudizi, poiché ormai
ci sono abituato, e sono perciò preparato ad essi ed anche al peggio.
So bene che chi canta fuori dal coro viene subito emarginato, e spesso
anche sbeffeggiato e insultato.
Questa prima parte del mio opuscolo prende in esame alcuni argomenti importanti,
sui quali invito a riflettere senza pregiudizi, per vedere non solo il
recto, ma anche il verso della medaglia, per ponderarne
insomma il pro e il contro, senza seguire supinamente
la vulgata.
Se avrò qualche ascolto con questa prima parte dell'opuscolo, pubblicherò
anche la seconda, nella quale prendo in esame la legge Basaglia, la scuola,
la Magistratura, la politica, l'educazione, la corruzione della lingua
italiana, e anche altri argomenti non meno importanti, come il carrierismo,
le contraddizioni della nostra cosiddetta civiltà, e infine pure
la 'monnezza' nelle strade e nei media.
Se qualche lettore vuole colloquiare con me sui temi trattati, seriamente
e non per pura polemica, può contattarmi per posta elettronica.
Se qualcuno volesse scrivermi solo per condannarmi, senza entrare nel
merito dei vari argomenti, si può risparmiare la fatica,
in quanto il giudizio del mondo non mi interessa, e ormai penso soltanto
al giudizio celeste, il solo verace e definitivo.
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Idee
non politicamente corrette - seconda parte
Questa seconda parte delle "Idee non politicamente corrette"
prende in esame dieci argomenti sui quali talora si conversa familiarmente
tra amici. In queste conversazioni private siamo portati a essere sinceri,
a dire le cose come le sentiamo noi, e non come ci vengono ammannite dai
media e dai maestri di pensiero che formano la vulgata culturale. Sono
considerazioni spesso ingenue, giudizi che sembrano azzardati, proposte
ritenute inaccettabili, insomma idee scorrette e improponibili, ma che
forse possono indurre a riflettere perché hanno un fondamento di
verità e forse un grano di saggezza. Chi vorrà leggere questo
opuscolo troverà alla fine un apologo come contentino per il tempo
perduto nella lettura. Comunque, la lettura può servire anche come
repertorio delle idee da rimuovere se per caso affiorassero dalla coscienza.
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Il Problema
del Male
Il problema del male ha sempre assillato la mente dei filosofi e la coscienza
dei credenti. I filosofi si sono chiesti: che cosa è il male? E
poi anche: da che cosa deriva il male? I credenti, (e parlo particolarmente
dei cristiani), si chiedono: perché Dio, che non può essere
che Buono e Giusto, permette il male?
Alla domanda dei filosofi è facile rispondere: il male è
tutto ciò che causa all’uomo (singolo o raggruppato) un dolore
fisico o psichico per un danno materiale o morale. Alla domanda seconda,
le risposte sono varie. Alcuni hanno ipotizzato l’esistenza di un
dio del male, in lotta contro il dio del bene, mentre altri sono addirittura
giunti a parlare di “invidia degli dei contro l’eccessiva
felicità degli uomini; onde l’invio dei mali sulla terra.
Ovviamente i cristiani non possono accettare l’esistenza di un dio
del male, e tanto meno pensare a “invidia di Dio”, ben sapendo
che Dio è Padre amoroso il quale, come ci ha assicurato Cristo,
non vuole che il nostro bene. Eppure il male esiste. Quello che scandalizza
(o può scandalizzare) il credente non è certamente il male
che procura l’uomo stesso ai propri simili, danneggiandoli in tante
maniere e spesso con raffinata malvagità. Questo male è
dovuto all’uso maligno delle due facoltà più preziose
che Dio abbia dato all’uomo, quelle per cui egli è “simile
a Dio”, l’intelligenza e la volontà libera, cioè
il cosiddetto libero arbitrio...
Il ben noto sacerdote don Carlo Gnocchi, che era stato cappellano degli
Alpini in Russia, e aveva poi dedicato tutta la sua vita ai mutilatini
abbandonati, in una specie di testamento spirituale (“Pedagogia
del dolore innocente”), pubblicato poco dopo la sua morte (28 febbraio
1956) fa un’affermazione che mi sento di condividere, perché
affronta veramente il problema e cerca di darne una soluzione. Egli infatti
dice: “Nella misteriosa economia del Cristianesimo il dolore degli
innocenti è permesso perché siano manifeste le opere di
Dio e quelle degli uomini: l’amoroso e inesausto travaglio della
scienza; le opere multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi
della carità soprannaturale.”
L’intuizione di questo sacerdote generoso e veramente evangelico
mi sembra che ci possa dare lo spunto per cercare di chiarire il progetto
di Dio nel permettere il dolore anche degli innocenti, per colpa degli
uomini o anche per mera colpa della natura.
Partendo da questa intuizione, cercherò nelle pagine seguenti di
dare una spiegazione umanamente plausibile del male che è nel mondo,
senza però pretendere di attingere la verità “vera”,
in quanto il disegno di Dio resta per noi sempre imperscrutabile, perché
arcano e misterioso.
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Eremita
a Orgosolo
Il racconto, scritto nel 1968, rispecchia la crisi politica, morale e
culturale, della società italiana di quegli anni, vista e vissuta
dall'autore intensamente, ma anche ingenuamente:
'Infatti io da queste pagine appaio (e realmente sono) un ingenuo
(naif - direbbero i francesi), cioè un credente fiducioso, semplice,
ben lontano dalla "saputezza" e dalla supponenza dei romanzieri
oggi alla moda, per cui ogni critico mi giudicherebbe davvero infantile
e indegno anche di menzione.
Ben consapevole di ciò, io non ho pubblicato l'opera, facendola
conoscere solo a parenti e amici che, conoscendomi bene, non si sarebbero
scandalizzati di questa ingenuità, corretta, almeno spero, dall'autoironia.
Se anche lei passerà sopra a questo difetto, e anche a una certa
prolissità, di cui non sono riuscito a correggermi, io la ringrazio
sentitamente della sua benevola attenzione, augurandomi che alla fine
lei voglia anche accogliere con simpatia il chiaro messaggio cristiano
che io indegnamente ho inteso lanciare.'
La storia
Un professore di lettere, nel pieno della sua carriera, non trova efficacia
e incisività nel contributo che vorrebbe dare alla sua famiglia.
Non è in sintonia con i suoi figli, presi dalla 'modernità'
e con sua moglie che lo ritiene un misantropo. Decide di partire, eremita,
lasciando tutto alla famiglia e portando con se 500.000 lire ed il suo
cuore... da dedicare al prossimo.
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L'Aiuola
Contesa
Come è possibile dare un contributo per far nascere l'amore fra
le genti? E' possibile, con la sola forza di volontà e con la propria
fede, far scoccare la scintilla che salda i cuori?
Ambientato in Val Venosta, il romanzo è stato scritto nel 1969,
e risente quindi della situazione politico-sociale di quegli anni, con
la difficile convivenza tra Italiani e Sud Tirolesi nella provincia di
Bolzano, che l’autore soffre intensamente e vorrebbe superata nella
comprensione reciproca.
La storia
Un ingegnere è impegnato nella gestione di un cantiere, in Val
Venosta, per la realizzazione di un impianto di canalizzazione delle acque.
Le maestranze provenienti dalle diverse regioni d'Italia, si trovano in
un paese che appartiene ad una consolidata comunità Sud Tirolese.
L'approccio è fra due genti straniere e diffidenti che si ignorano
o peggio si disistimano. Il lavoro perseverante e caparbio del protagonista,
riesce a far breccia sul muro invisibile che divide questi uomini. Il
lavoro richiede un grande sacrificio, tante scelte difficili, le scelte
che per l'autore una vita dedicata al bene comporta.
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I Doveri
del Cristiano
L'autore aveva scritto questo breve opuscolo quasi come il suo testamento
spirituale per i figli e gli altri familiari, però gli ammonimenti
che lui dà possono essere utili anche ad altre persone, che vogliano
dare un senso alla loro esistenza.
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L'Antico Testamento.
Tutta Parola di Dio?
L'Antico Testamento è un libro meraviglioso, di cui il popolo
ebraico può andare orgoglioso, perché in esso trova la sua
storia e la sua elezione. Il Nuovo Testamento è cristiano, e in
esso la dottrina di Cristo è esposta e anche raccontata nelle prime
vicende della Chiesa. L'Antico Testamento, cioè l'antica alleanza,
collima solo in parte con la dottrina di Cristo, e perciò i quarantasei
libri di esso possono essere considerati "parola di Dio" solo
nelle asserzioni che non contrastino con il Vangelo, che rappresenta la
nuova ed eterna alleanza.
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La Chiesa
di Cristo e la Mondanizzazione
Il cardinale belga Dannels in una intervista della fine del 2003 ha deplorato
la mondanizzazione della Chiesa negli ultimi tempi. Prendendo lo spunto
da quanto detto dall'illustre cardinale, l'autore modestamente cerca di
individuare quelle che sono le attuali "piaghe" della Chiesa,
viste dai fedeli cattolici, che vorrebbero far ritornare la Santa Madre
Chiesa alla purezza evangelica.
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Historia Magistra
La storia è certamente maestra di vita, ma il suo insegnamento
raramente è recepito dagli uomini, che spesso ricadono negli stessi
errori di loro antenati.
Gli uomini, orgogliosi della loro intelligenza e della loro libertà
d'azione, credono talora di essere capaci di gestire la loro vita senza
obbedire ad alcuna legge superiore. E' la "prevaricazione",
la presunzione di essere liberi da ogni vincolo esteriore, e di poter
quindi fare tutto ciò che piace. I prevaricatori, cioè i
violentatori della storia,sono stati dalla stessa storia smentiti e sconfitti.
La Chiesa indica come prima prevaricazione il cosiddetto "peccato
originale", del quale l'autore ipotizza una interpretazione meno
misteriosa, più umana e comprensibile. Nella religione troppo spesso
si parla di "misteri" anche per problemi che la religione può
spiegare, e l'uomo comune capire e accettare.
La religione predicata da Cristo nel processo storico è stata per
così dire obliterata dalla tradizione ecclesiastica, con troppi
apparati terreni. L'autore denuncia anche il rischio di un'infiltrazione
dottrinale (tante teologie), di una nuova idolatria e di un pauroso esaurimento
dell'apostolato missionario, sostituito da una vacua presenzialità
mediatica. Misero palliativo!
L'autore spera che si possa finalmente -iniziare nella Chiesa a tutti
i livelli un esame di coscienza senza riserve... [che] dovrebbe avere
conseguenze assai concrete e recare con sé una "ablatio"
che lasci di nuovo trasparire il volto autentico della Chiesa-. Questo
auspicava da cardinale Joseph Ratzinger, e questo egli dovrebbe realizzare
ora che è lui a guidare la Chiesa Cattolica.
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Riassunto
de 'I Promessi Sposi'
Questo libro è nato nella scuola e mira a essere utile soprattutto
agli studenti; ciò non esclude che esso possa riuscire vantaggioso
a tutti coloro che vogliano approfondire la loro conoscenza del romanzo,
il quale è ormai universalmente riconosciuto, oltre che opera sublime
di poesia, anche autorevole testo di lingua e libro di riflessione morale
e religiosa, e quindi mezzo di arricchimento spirituale e di formazione
interiore; la mia opera mira a facilitare a studenti e a non studenti
la lettura e il godimento del capolavoro manzoniano, di comprensione non
facile per chi non abbia un po’ di cultura.
Una lettura attenta del romanzo vale ad aprire le menti, specie dei giovanetti,
ai seri problemi dell’esistenza, e a infondere nel loro animo il
concetto che la vita è per tutti un impegno che va preso con fiducia
, ma anche con alto senso di responsabilità.
Il Manzoni in quest’opera ci ha dato la risposta cristiana al problema
della vita e del dolore umano, il quale viene interpretato religiosamente
come mezzo di purificazione e di intima elevazione. E questa concezione
cristiana della vita l’Autore non ce la inculca per mezzo di esortazioni
oratorie, ma con la forza misteriosa che si sprigiona dall’intreccio,
dai personaggi e dagli episodi, pervasi da un potente afflato poetico
e religioso.
Siccome il libro vuol riuscire utile innanzi tutto agli studenti, di ogni
capitolo si è fatto un sunto breve ma sufficiente per avere un’idea
adeguata di tutta la trama; al sunto è intercalato, dove occorre,
un sobrio commento critico, di carattere estetico, storico e morale, allo
scopo di mettere in risalto le peculiari bellezze del romanzo, e anche
(perché no?) notare qualche punto meno felice, poiché non
si pretenderà davvero che in tutta l’opera il Manzoni tocchi
invariabilmente le vette della poesia o anche solamente dell’arte.
Fu detto che anche l’ottimo Omero qualche volta sonnecchia; lo stesso
può dirsi del Nostro, e questa ammissione non toglie nulla alla
sua grandezza, da tutti oggi riconosciuta.
Naturalmente questi riassunti non mirano affatto a sostituire la lettura
del capolavoro, indulgendo alla pigrizia mentale di qualche studente,
ma solo a guidare lo studio del romanzo, allo scopo di renderlo, sì,
più facile, ma anche più profondo e perciò più
proficuo.
A me basta la soddisfazione di aver fatto opera utile e, forse, anche
di aver detto qualcosa di nuovo nel vasto e rigoglioso campo dell’esegesi
manzoniana. Ma questo vedrà chi vorrà dedicare alla mia
fatica uno sguardo non frettoloso. Voglio sperare che ciò avvenga.
L'edizione attuale è stata rivista dall'autore rispetto a quella
originale, della fine degli anni '60, scritta per i suoi alunni del liceo.
Essa aveva uno stile un po' letterario, e sarebbe risultata poco gradevole
al comune lettore di oggi, al quale Internet si rivolge. Sicché
il Camaioni ha voluto correggere qua e là il testo, per renderlo
più agile. Egli si è presa anche la libertà (e i
letterati non si scandalizzino!) di modificare la grafia antiquata di
alcune parole manzoniane, nei brani riportati tra virgolette dal testo
del romanzo. Queste piccole correzioni grafiche non tolgono nulla alla
bellezza della prosa del Manzoni, ma rendono la lettura scorrevole per
i navigatori di Internet.
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I Personaggi de
'I Promessi Sposi'
Sui personaggi del romanzo hanno scritto molti critici, anche famosi,
ma l'autore ne ha letto solo qualcuno, proprio per non farsene influenzare,
volendo fare un'opera originale. Ha letto, riletto il romanzo, e poi ha
scritto come gli dettava il suo sentire. Forse quello che lui dice lo
ha detto prima di lui qualcun altro, ma può anche darsi che il
suo giudizio sia diverso da quello di qualche illustre critico. La verità
è che lui ha valutato i personaggi da un suo punto di vista, che
non è solo estetico e psicologico, ma anche sociologico e morale.
Egli infatti nell'agire degli uomini vuole cogliere soprattutto il senso
che essi danno alla vita, e come la spendono nell'esistenza.
Un'appendice esamina le similitudini del romanzo. Esse non sono tutte
belle e appropriate. Lo stesso Manzoni dice infatti che egli "aveva
un gusto un po' strano in fatto di similitudini". In verità
l'ultima del romanzo, che egli considera "tirata un po' con gli argani",
non sembra a noi troppo stiracchiata: l'uomo in questo mondo è
veramente, spesso, come "un infermo che si trova su un letto scomodo"
(cap.38 r.519).
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Il Messaggio
di Dante
Dante, uomo del Medioevo, ha una visione unitaria della storia dell'umanità,
che per raggiungere i suoi fini, deve essere guidata sia da un monarca
universale per la felicità terrena, sia da una suprema guida religiosa
(il Papa) per raggiungere la felicità eterna. Queste due guide
universali, secondo Dante, erano al suo tempo assenti o corrotte, e Dante
nella Divina Commedia vuol dirci proprio questo e come si può porre
rimedio a questo deleterio stato di cose.
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Le Meditazioni
di Dante nel Purgatorio
La meditazione è certamente, con la preghiera e i sacramenti,
un efficace mezzo di ascesi cristiana, ma oggi è abbandonata per
lo yoga, perché questo è di moda.
Dante immagina che nel Purgatorio gli spiriti si purifichino, oltre che
con una pena fisica, anche con una continua riflessione sul vizio di cui
si sono macchiati e sulla virtù contraria che avrebbero dovuto
esercitare per imitare Cristo.
A loro sono proposti, per rendere la meditazione più efficace,
esempi di virtù esaltata e di vizio punito; esempi presi dalla
Bibbia e dalla storia, ma anche dalle leggende e dalle favole mitologiche:
per Dante erano anch'esse degne di riflessione offerndoci episodi coloriti
e patetici.
L'analisi di tutte queste azioni virtuose o viziose è molto istruttiva
anche per noi, perché può inculcarci ammirazione e imitazione
per le virtù, e riprovazione per i vizi, i quali non possono portare
che a male e rovina, mentre il bene può derivare solo dalla virtù.
L'opuscolo è corredato con un'appendice con tre capitoletti. Il
primo tratta dalla presunta pornografia di Dante, per i 232 sonetti che
compongono "Il fiore", e ivi si accenna anche alla sua presunta
pedofilia, in base all'aspro rimprovero di Beatrice (Purg. c.XXX vv.58-60)
e alle varie "pargolette" nominate nelle Rime. Non è
presunto ma reale un certo sadismo che compare nelle "Rime per la
donna Pietra". Il secondo capitoletto prende in esame le similitudini
della Commedia, che sono centinaia, e anche le perifrasi, che sono molte
decine, e spesso molto curiose.
Il terzo capitoletto tratta della metrica dantesa, cioè della terzina
di endecasillabi con le sue rime e i suoi ritmi. Gli endecasillabi sono
versi ora solenni e sublimi, ora volgari e plebei, perché l'endecasillabo
è un metro tutto fare, che si presta a tutti gli usi.
Per dimostrare ciò l'autore ha aggiunto una sua filastrocca in
endecasillabi, che spera faccia solo sorridere, perché è
solo uno scherzo.
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Il Rapporto Educativo
nella Divina Commedia
Quando Dante si accorse di avere smarrito la diritta via non era più
un ragazzetto da educare, ma un uomo maturo da rieducare. Però
anche per essere rieducato, per ritrovare la via della virtù, egli
aveva bisogno di un pedagogo saggio ed esperto, e il Cielo lo affidò
a Virgilio. Questi fu per lui «duca, signore, maestro»: sono
le tre mansioni dell'educatore, il quale per l'educando deve essere guida
(dux) per indicargli la via di redenzione, signore per comandargli le
azioni e anche i sacrifici necessari per giungere alla meta, maestro per
insegnargli e dimostrargli la verità e le ragioni dell'agire morale
e civile.
Le agenzie educatrici sono essenzialmente la famiglia, la scuola e la
Chiesa, cioè la Religione, che per noi è quella cristiana,
ottima per formare uomini veri e cittadini probi. Queste agenzie sono
oggi gravemente contrastate dalla diseducazione impartita dai media, cioè
dalla stampa, dal cinema, dalla televisione, dai cantanti, dai politici,
non dico da tutti, ma dalla «buona parte» di essi. Mi ricordo
di quella barzelletta che nel periodo napoleonico faceva ridere nei salotti
parigini, una donna diceva: «Gli italiani sono tutti ladri»,
un'altra replicava: «Tutti no, ma Buonaparte sì». Oggi
quale potrebbe essere la barzelletta? Ognuno dica la sua. L'autore di
questo opuscolo non dice la barzelletta, ma fa una riflessione sull'educazione
dell'uomo, che dovrebbe essere permanente, dalla nascita alla morte.
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Una Vita Interessante - Luigi
Mercantini il Tirteo Marchigiano
Luigi Mercantini, il noto poeta patriottico del nostro Risorgimento (nato
a Ripatransone il 19 settembre 1817) ha interessato Bruno Camaioni, suo
conterraneo, perché lo sentiva molto affine a sé per convincimenti
e ideali. Perciò, volendo conoscerlo più intimamente, ne
rintracciò l'epistolario, e riuscì a trascrivere dagli sbiaditi
autografi più di trecento lettere da lui scritte alla famiglia
e agli amici, e oltre un centinaio da lui ricevute.
Esse sono un documento importante per il nostro Risorgimento, dai primi
moti di Romagna (1831) alla presa di Roma (1870). Esse ci fanno rivivere
le tappe dell'epopea nazionale dall'interno, soggettivamente, come le
sentì e le visse un nobilissimo animo di patriota, di poeta e di
soldato.
Il Mercantini è generalmente noto agli studenti come autore dell'"Inno
di Garibaldi" e della "Spigolatrice di Sapri"; ma la sua
opera letteraria e poetica è molto vasta, e tutta mirante all'educazione
civica e patriottica dei suoi concittadini. Il suo apostolato politico
in quei decenni del riscatto nazionale ebbe una grande importanza, e il
Mercantini è un benemerito del nostro risorgere a Nazione. La sua
vita merita di essere conosciuta anche per la drammaticità degli
eventi personali e familiari, oltre che di quelli pubblici, nei quali
egli dette continuamente esempio di coraggio civile e totale devozione
alla Patria.
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Poesie Varie
Queste poesie sono “varie” non solo per l’ispirazione
da cui sono nate, ma anche per i tempi diversi in cui sono state composte,
che vanno dalla prima giovinezza all’estrema vecchiaia.
Nel corso della vita cambiano i valori e gli interessi, e l’animo
anelo attinge via via la verità sino ad arrivare a comprendere,
o meglio a intuire, quella che è la Verità Suprema.
Non tenendo conto degli ultimi due testi dell’opuscolo, che non
sono poesie ma le preghiere giornaliere dell’autore, buone anche
per eventuali lettori, delle quindici poesie vere e proprie le prime sette
appartengono alla prima giovinezza, e contengono romanze, idilli, rimpianti,
incanti, insomma esprimono quelle emozioni, quei sentimenti un po’
ingenui che molti provano quando il cuore si apre all’amore, con
le sue dolcezze e i suoi tormenti. Le rimanenti otto poesie punteggiano
una lunga vita, dal matrimonio (1944) a oggi (2006), e sono di ispirazione
tanto diversa, da andare dalle gioie coniugali e familiari al pianto per
la morte della piccola figlia, dallo sguardo ironico per la politica all’aspettazione
e brama della morte, come inizio della vera vita.
Bruno Camaioni non ha fatto professione di poeta e ha scritto dei versi
solo quando il sentire profondo ve lo ha indotto, dettandogli parole se
non altro sincere e fraterne.
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