In questa raccolta l'autore presenta poesie, romanzi, studi
su Manzoni e su Dante, opuscoli di argomento storico, morale e religioso e saggi di attualità.
I saggi letterari sono ricchi di riferimenti alla vita quotidiana
evidenziandone il valore educativo. I saggi critici parlano di argomenti che stanno
particolarmente a cuore dell'autore: le perplessitą del cittadino sulle ingiustizie e sulle ipocrisie delle leggi e della politica, il problema del male,
la corrispondenza dell'Antico Testamento con la Parola di Dio, la mondanizzazione della Chiesa Cattolica.
Perplessità e considerazioni di un uomo... semplice.
Degno di nota il lavoro sul patriota Luigi Mercantini, che raccoglie
lettere e riferimenti di interesse storico.
Bruno Camaioni è nato a Grottammare (AP) nel 1917, si è laureato
in Lettere all'Università di Roma nel 1940, ha insegnato in varie città
italiane, ed era preside di un liceo classico quando è andato in pensione.
Ha scritto diverse opere (poesie, romanzi, studi sul Manzoni, opuscoli su argomenti
religiosi ecc.) che non ha mai pubblicato, facendole circolare solo tra parenti,
amici e conoscenti.
Uno di costoro, ritenendo che esse siano interessanti e anche formative per
i valori che inculcano, ha preso l'iniziativa di metterle man mano in rete,
affinché chiunque le possa leggere liberamente e senza spese.
Delle opere pubblicate di Bruno Camaioni ne è consentita la copia e
la distribuzione gratuita, su qualsiasi supporto, preservandone l'integrità
(inclusa la presente dicitura) e citandone l'autore.
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Idee
non politicamente corrette - prima parte
Le idee politicamente scorrette sono come le monete false o fuori corso,
che chi 'sa il viver del mondo' si guarda bene dall'accettare negli scambi
quotidiani.
Le idee politicamente corrette sono invece monete correnti, che tutti
ogni giorno spendono accortamente o, talora, spandono a vanvera.
Esse sono le frasi fatte, le asserzioni assolutizzate, le verità
conclamate, gli assiomi scultorei e pubblicizzati, venduti al mercato
mediatico dai maestri di pensiero, e ripetuti da quasi tutta
la stampa, la radio e la televisione.
Chi non li accetta o li contesta rischia grosso, e se non altro si quadagna
il bell'epiteto di retrivo o ignorante o idiota o addirittura giù
di testa.
Io non temo di ricevere questi allettanti giudizi, poiché ormai
ci sono abituato, e sono perciò preparato ad essi ed anche al peggio.
So bene che chi canta fuori dal coro viene subito emarginato, e spesso
anche sbeffeggiato e insultato.
Questa prima parte del mio opuscolo prende in esame alcuni argomenti importanti,
sui quali invito a riflettere senza pregiudizi, per vedere non solo il
recto, ma anche il verso della medaglia, per ponderarne
insomma il pro e il contro, senza seguire supinamente
la vulgata.
Se avrò qualche ascolto con questa prima parte dell'opuscolo, pubblicherò
anche la seconda, nella quale prendo in esame la legge Basaglia, la scuola,
la Magistratura, la politica, l'educazione, la corruzione della lingua
italiana, e anche altri argomenti non meno importanti, come il carrierismo,
le contraddizioni della nostra cosiddetta civiltà, e infine pure
la 'monnezza' nelle strade e nei media.
Se qualche lettore vuole colloquiare con me sui temi trattati, seriamente
e non per pura polemica, può contattarmi per posta elettronica.
Se qualcuno volesse scrivermi solo per condannarmi, senza entrare nel
merito dei vari argomenti, si può risparmiare la fatica,
in quanto il giudizio del mondo non mi interessa, e ormai penso soltanto
al giudizio celeste, il solo verace e definitivo.
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Il Problema
del Male
Il problema del male ha sempre assillato la mente dei filosofi e la coscienza
dei credenti. I filosofi si sono chiesti: che cosa è il male? E
poi anche: da che cosa deriva il male? I credenti, (e parlo particolarmente
dei cristiani), si chiedono: perché Dio, che non può essere
che Buono e Giusto, permette il male?
Alla domanda dei filosofi è facile rispondere: il male è
tutto ciò che causa all’uomo (singolo o raggruppato) un dolore
fisico o psichico per un danno materiale o morale. Alla domanda seconda,
le risposte sono varie. Alcuni hanno ipotizzato l’esistenza di un
dio del male, in lotta contro il dio del bene, mentre altri sono addirittura
giunti a parlare di “invidia degli dei contro l’eccessiva
felicità degli uomini; onde l’invio dei mali sulla terra.
Ovviamente i cristiani non possono accettare l’esistenza di un dio
del male, e tanto meno pensare a “invidia di Dio”, ben sapendo
che Dio è Padre amoroso il quale, come ci ha assicurato Cristo,
non vuole che il nostro bene. Eppure il male esiste. Quello che scandalizza
(o può scandalizzare) il credente non è certamente il male
che procura l’uomo stesso ai propri simili, danneggiandoli in tante
maniere e spesso con raffinata malvagità. Questo male è
dovuto all’uso maligno delle due facoltà più preziose
che Dio abbia dato all’uomo, quelle per cui egli è “simile
a Dio”, l’intelligenza e la volontà libera, cioè
il cosiddetto libero arbitrio...
Il ben noto sacerdote don Carlo Gnocchi, che era stato cappellano degli
Alpini in Russia, e aveva poi dedicato tutta la sua vita ai mutilatini
abbandonati, in una specie di testamento spirituale (“Pedagogia
del dolore innocente”), pubblicato poco dopo la sua morte (28 febbraio
1956) fa un’affermazione che mi sento di condividere, perché
affronta veramente il problema e cerca di darne una soluzione. Egli infatti
dice: “Nella misteriosa economia del Cristianesimo il dolore degli
innocenti è permesso perché siano manifeste le opere di
Dio e quelle degli uomini: l’amoroso e inesausto travaglio della
scienza; le opere multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi
della carità soprannaturale.”
L’intuizione di questo sacerdote generoso e veramente evangelico
mi sembra che ci possa dare lo spunto per cercare di chiarire il progetto
di Dio nel permettere il dolore anche degli innocenti, per colpa degli
uomini o anche per mera colpa della natura.
Partendo da questa intuizione, cercherò nelle pagine seguenti di
dare una spiegazione umanamente plausibile del male che è nel mondo,
senza però pretendere di attingere la verità “vera”,
in quanto il disegno di Dio resta per noi sempre imperscrutabile, perché
arcano e misterioso.
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Eremita
a Orgosolo
Il racconto, scritto nel 1968, rispecchia la crisi politica, morale e
culturale, della società italiana di quegli anni, vista e vissuta
dall'autore intensamente, ma anche ingenuamente:
'Infatti io da queste pagine appaio (e realmente sono) un ingenuo
(naif - direbbero i francesi), cioè un credente fiducioso, semplice,
ben lontano dalla "saputezza" e dalla supponenza dei romanzieri
oggi alla moda, per cui ogni critico mi giudicherebbe davvero infantile
e indegno anche di menzione.
Ben consapevole di ciò, io non ho pubblicato l'opera, facendola
conoscere solo a parenti e amici che, conoscendomi bene, non si sarebbero
scandalizzati di questa ingenuità, corretta, almeno spero, dall'autoironia.
Se anche lei passerà sopra a questo difetto, e anche a una certa
prolissità, di cui non sono riuscito a correggermi, io la ringrazio
sentitamente della sua benevola attenzione, augurandomi che alla fine
lei voglia anche accogliere con simpatia il chiaro messaggio cristiano
che io indegnamente ho inteso lanciare.'
La storia
Un professore di lettere, nel pieno della sua carriera, non trova efficacia
e incisività nel contributo che vorrebbe dare alla sua famiglia.
Non è in sintonia con i suoi figli, presi dalla 'modernità'
e con sua moglie che lo ritiene un misantropo. Decide di partire, eremita,
lasciando tutto alla famiglia e portando con se 500.000 lire ed il suo
cuore... da dedicare al prossimo.
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L'Aiuola
Contesa
Come è possibile dare un contributo per far nascere l'amore fra
le genti? E' possibile, con la sola forza di volontà e con la propria
fede, far scoccare la scintilla che salda i cuori?
Ambientato in Val Venosta, il romanzo è stato scritto nel 1969,
e risente quindi della situazione politico-sociale di quegli anni, con
la difficile convivenza tra Italiani e Sud Tirolesi nella provincia di
Bolzano, che l’autore soffre intensamente e vorrebbe superata nella
comprensione reciproca.
La storia
Un ingegnere è impegnato nella gestione di un cantiere, in Val
Venosta, per la realizzazione di un impianto di canalizzazione delle acque.
Le maestranze provenienti dalle diverse regioni d'Italia, si trovano in
un paese che appartiene ad una consolidata comunità Sud Tirolese.
L'approccio è fra due genti straniere e diffidenti che si ignorano
o peggio si disistimano. Il lavoro perseverante e caparbio del protagonista,
riesce a far breccia sul muro invisibile che divide questi uomini. Il
lavoro richiede un grande sacrificio, tante scelte difficili, le scelte
che per l'autore una vita dedicata al bene comporta.
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I Doveri
del Cristiano
L'autore aveva scritto questo breve opuscolo quasi come il suo testamento
spirituale per i figli e gli altri familiari, però gli ammonimenti
che lui dà possono essere utili anche ad altre persone, che vogliano
dare un senso alla loro esistenza.
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L'Antico Testamento.
Tutta Parola di Dio?
L'Antico Testamento è un libro meraviglioso, di cui il popolo
ebraico può andare orgoglioso, perché in esso trova la sua
storia e la sua elezione. Il Nuovo Testamento è cristiano, e in
esso la dottrina di Cristo è esposta e anche raccontata nelle prime
vicende della Chiesa. L'Antico Testamento, cioè l'antica alleanza,
collima solo in parte con la dottrina di Cristo, e perciò i quarantasei
libri di esso possono essere considerati "parola di Dio" solo
nelle asserzioni che non contrastino con il Vangelo, che rappresenta la
nuova ed eterna alleanza.
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La Chiesa
di Cristo e la Mondanizzazione
Il cardinale belga Dannels in una intervista della fine del 2003 ha deplorato
la mondanizzazione della Chiesa negli ultimi tempi. Prendendo lo spunto
da quanto detto dall'illustre cardinale, l'autore modestamente cerca di
individuare quelle che sono le attuali "piaghe" della Chiesa,
viste dai fedeli cattolici, che vorrebbero far ritornare la Santa Madre
Chiesa alla purezza evangelica.
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Historia Magistra
La storia è certamente maestra di vita, ma il suo insegnamento
raramente è recepito dagli uomini, che spesso ricadono negli stessi
errori di loro antenati.
Gli uomini, orgogliosi della loro intelligenza e della loro libertà
d'azione, credono talora di essere capaci di gestire la loro vita senza
obbedire ad alcuna legge superiore. E' la "prevaricazione",
la presunzione di essere liberi da ogni vincolo esteriore, e di poter
quindi fare tutto ciò che piace. I prevaricatori, cioè i
violentatori della storia,sono stati dalla stessa storia smentiti e sconfitti.
La Chiesa indica come prima prevaricazione il cosiddetto "peccato
originale", del quale l'autore ipotizza una interpretazione meno
misteriosa, più umana e comprensibile. Nella religione troppo spesso
si parla di "misteri" anche per problemi che la religione può
spiegare, e l'uomo comune capire e accettare.
La religione predicata da Cristo nel processo storico è stata per
così dire obliterata dalla tradizione ecclesiastica, con troppi
apparati terreni. L'autore denuncia anche il rischio di un'infiltrazione
dottrinale (tante teologie), di una nuova idolatria e di un pauroso esaurimento
dell'apostolato missionario, sostituito da una vacua presenzialità
mediatica. Mistero palliativo!
L'autore spera che si possa finalmente -iniziare nella Chiesa a tutti
i livelli un esame di coscienza senza riserve... [che] dovrebbe avere
conseguenze assai concrete e recare con sé una "ablatio"
che lasci di nuovo trasparire il volto autentico della Chiesa-. Questo
auspicava da cardinale Joseph Ratzinger, e questo egli dovrebbe realizzare
ora che è lui a guidare la Chiesa Cattolica.
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Riassunto
de 'I Promessi Sposi'
Questo libro è nato nella scuola e mira a essere utile soprattutto
agli studenti; ciò non esclude che esso possa riuscire vantaggioso
a tutti coloro che vogliano approfondire la loro conoscenza del romanzo,
il quale è ormai universalmente riconosciuto, oltre che opera sublime
di poesia, anche autorevole testo di lingua e libro di riflessione morale
e religiosa, e quindi mezzo di arricchimento spirituale e di formazione
interiore; la mia opera mira a facilitare a studenti e a non studenti
la lettura e il godimento del capolavoro manzoniano, di comprensione non
facile per chi non abbia un po’ di cultura.
Una lettura attenta del romanzo vale ad aprire le menti, specie dei giovanetti,
ai seri problemi dell’esistenza, e a infondere nel loro animo il
concetto che la vita è per tutti un impegno che va preso con fiducia
, ma anche con alto senso di responsabilità.
Il Manzoni in quest’opera ci ha dato la risposta cristiana al problema
della vita e del dolore umano, il quale viene interpretato religiosamente
come mezzo di purificazione e di intima elevazione. E questa concezione
cristiana della vita l’Autore non ce la inculca per mezzo di esortazioni
oratorie, ma con la forza misteriosa che si sprigiona dall’intreccio,
dai personaggi e dagli episodi, pervasi da un potente afflato poetico
e religioso.
Siccome il libro vuol riuscire utile innanzi tutto agli studenti, di ogni
capitolo si è fatto un sunto breve ma sufficiente per avere un’idea
adeguata di tutta la trama; al sunto è intercalato, dove occorre,
un sobrio commento critico, di carattere estetico, storico e morale, allo
scopo di mettere in risalto le peculiari bellezze del romanzo, e anche
(perché no?) notare qualche punto meno felice, poiché non
si pretenderà davvero che in tutta l’opera il Manzoni tocchi
invariabilmente le vette della poesia o anche solamente dell’arte.
Fu detto che anche l’ottimo Omero qualche volta sonnecchia; lo stesso
può dirsi del Nostro, e questa ammissione non toglie nulla alla
sua grandezza, da tutti oggi riconosciuta.
Naturalmente questi riassunti non mirano affatto a sostituire la lettura
del capolavoro, indulgendo alla pigrizia mentale di qualche studente,
ma solo a guidare lo studio del romanzo, allo scopo di renderlo, sì,
più facile, ma anche più profondo e perciò più
proficuo.
A me basta la soddisfazione di aver fatto opera utile e, forse, anche
di aver detto qualcosa di nuovo nel vasto e rigoglioso campo dell’esegesi
manzoniana. Ma questo vedrà chi vorrà dedicare alla mia
fatica uno sguardo non frettoloso. Voglio sperare che ciò avvenga.
L'edizione attuale è stata rivista dall'autore rispetto a quella
originale, della fine degli anni '60, scritta per i suoi alunni del liceo.
Essa aveva uno stile un po' letterario, e sarebbe risultata poco gradevole
al comune lettore di oggi, al quale Internet si rivolge. Sicché
il Camaioni ha voluto correggere qua e là il testo, per renderlo
più agile. Egli si è presa anche la libertà (e i
letterati non si scandalizzino!) di modificare la grafia antiquata di
alcune parole manzoniane, nei brani riportati tra virgolette dal testo
del romanzo. Queste piccole correzioni grafiche non tolgono nulla alla
bellezza della prosa del Manzoni, ma rendono la lettura scorrevole per
i navigatori di Internet.
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I Personaggi de
'I Promessi Sposi'
Sui personaggi del romanzo hanno scritto molti critici, anche famosi,
ma l'autore ne ha letto solo qualcuno, proprio per non farsene influenzare,
volendo fare un'opera originale. Ha letto, riletto il romanzo, e poi ha
scritto come gli dettava il suo sentire. Forse quello che lui dice lo
ha detto prima di lui qualcun altro, ma può anche darsi che il
suo giudizio sia diverso da quello di qualche illustre critico. La verità
è che lui ha valutato i personaggi da un suo punto di vista, che
non è solo estetico e psicologico, ma anche sociologico e morale.
Egli infatti nell'agire degli uomini vuole cogliere soprattutto il senso
che essi danno alla vita, e come la spendono nell'esistenza.
Un'appendice esamina le similitudini del romanzo. Esse non sono tutte
belle e appropriate. Lo stesso Manzoni dice infatti che egli "aveva
un gusto un po' strano in fatto di similitudini". In verità
l'ultima del romanzo, che egli considera "tirata un po' con gli argani",
non sembra a noi troppo stiracchiata: l'uomo in questo mondo è
veramente, spesso, come "un infermo che si trova su un letto scomodo"
(cap.38 r.519).
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Il Messaggio
di Dante
Dante, uomo del Medioevo, ha una visione unitaria della storia dell'umanità,
che per raggiungere i suoi fini, deve essere guidata sia da un monarca
universale per la felicità terrena, sia da una suprema guida religiosa
(il Papa) per raggiungere la felicità eterna. Queste due guide
universali, secondo Dante, erano al suo tempo assenti o corrotte, e Dante
nella Divina Commedia vuol dirci proprio questo e come si può porre
rimedio a questo deleterio stato di cose.
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Le Meditazioni
di Dante nel Purgatorio
La meditazione è certamente, con la preghiera e i sacramenti,
un efficace mezzo di ascesi cristiana, ma oggi è abbandonata per
lo yoga, perché questo è di moda.
Dante immagina che nel Purgatorio gli spiriti si purifichino, oltre che
con una pena fisica, anche con una continua riflessione sul vizio di cui
si sono macchiati e sulla virtù contraria che avrebbero dovuto
esercitare per imitare Cristo.
A loro sono proposti, per rendere la meditazione più efficace,
esempi di virtù esaltata e di vizio punito; esempi presi dalla
Bibbia e dalla storia, ma anche dalle leggende e dalle favole mitologiche:
per Dante erano anch'esse degne di riflessione offerndoci episodi coloriti
e patetici.
L'analisi di tutte queste azioni virtuose o viziose è molto istruttiva
anche per noi, perché può inculcarci ammirazione e imitazione
per le virtù, e riprovazione per i vizi, i quali non possono portare
che a male e rovina, mentre il bene può derivare solo dalla virtù.
L'opuscolo è corredato con un'appendice con tre capitoletti. Il
primo tratto dalla presunta pornografia di Dante, per i 232 sonetti che
compongono "Il fiore", e ivi si accenna anche alla sua presunta
pedofilia, in base all'aspro rimprovero a Beatrice (Purg. c.XXX vv.58-60)
e alle varie "pargolette" nominate nelle Rime. Non è
presunto ma reale un certo sadismo che compare nelle "Rime per la
donna Pietra". Il secondo capitoletto prende in esame le similitudini
della Commedia, che sono centinaia, e anche le perifrasi, che sono molte
decine, e spesso molto curiose.
Il terzo capitoletto tratta della metrica dantesa, cioè della terzina
di endecasillabi con le sue rime e i suoi ritmi. Gli endecasillabi sono
versi ora solenni e sublimi, ora volgari e plebei, perché l'endecasillabo
è un metro tutto fare, che si presta a tutti gli usi.
Per dimostrare ciò l'autore ha aggiunto una sua filastrocca in
endecasillabi, che spera faccia solo sorridere, perché è
solo uno scherzo.
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Il Rapporto Educativo
nella Divina Commedia
Quando Dante si accorse di avere smarrito la diritta via non era più
un ragazzetto da educare, ma un uomo maturo da rieducare. Però
anche per essere rieducato, per ritrovare la via della virtù, egli
aveva bisogno di un pedagogo saggio ed esperto, e il Cielo lo affidò
a Virgilio. Questi fu per lui «duca, signore, maestro»: sono
le tre mansioni dell'educatore, il quale per l'educando deve essere guida
(dux) per indicargli la via di redenzione, signore per comandargli le
azioni e anche i sacrifici necessari per giungere alla meta, maestro per
insegnargli e dimostrargli la verità e le ragioni dell'agire morale
e civile.
Le agenzie educatrici sono essenzialmente la famiglia, la scuola e la
Chiesa, cioè la Religione, che per noi è quella cristiana,
ottima per formare uomini veri e cittadini probi. Queste agenzie sono
oggi gravemente contrastate dalla diseducazione impartita dai media, cioè
dalla stampa, dal cinema, dalla televisione, dai cantanti, dai politici,
non dico da tutti, ma dalla «buona parte» di essi. Mi ricordo
di quella barzelletta che nel periodo napoleonico faceva ridere nei salotti
parigini, una donna diceva: «Gli italiani sono tutti ladri»,
un'altra replicava: «Tutti no, ma Buonaparte sì». Oggi
quale potrebbe essere la barzelletta? Ognuno dica la sua. L'autore di
questo opuscolo non dice la barzelletta, ma fa una riflessione sull'educazione
dell'uomo, che dovrebbe essere permanente, dalla nascita alla morte.
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Una Vita Interessante - Luigi
Mercantini il Tirteo Marchigiano
Luigi Mercantini, il noto poeta patriottico del nostro Risorgimento (nato
a Ripatransone il 19 settembre 1872) ha interessato Bruno Camaioni, suo
conterraneo, perché lo sentiva molto affine a sé per convincimenti
e ideali. Perciò, volendo conoscerlo più intimamente, ne
rintracciò l'epistolario, e riuscì a trascrivere dagli sbiaditi
autografi più di trecento lettere da lui scritte alla famiglia
e agli amici, e oltre un centinaio da lui ricevute.
Esse sono un documento importante per il nostro Risorgimento, dai primi
moti di Romagna (1831) alla presa di Roma (1870). Esse ci fanno rivivere
le tappe dell'epopea nazionale dall'interno, soggettivamente, come le
sentì e le visse un nobilissimo animo di patriota, di poeta e di
soldato.
Il Mercantini è generalmente noto agli studenti come autore dell'"Inno
di Garibaldi" e della "Spigolatrice di Sapri"; ma la sua
opera letteraria e poetica è molto vasta, e tutta mirante all'educazione
civica e patriottica dei suoi concittadini. Il suo apostolato politico
in quei decenni del riscatto nazionale ebbe una grande importanza, e il
Mercantini è un benemerito del nostro risorgere a Nazione. La sua
vita merita di essere conosciuta anche per la drammaticità degli
eventi personali e familiari, oltre che di quelli pubblici, nei quali
egli dette continuamente esempio di coraggio civile e totale devozione
alla Patria.
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Poesie Varie
Queste poesie sono “varie” non solo per l’ispirazione
da cui sono nate, ma anche per i tempi diversi in cui sono state composte,
che vanno dalla prima giovinezza all’estrema vecchiaia.
Nel corso della vita cambiano i valori e gli interessi, e l’animo
anelo attinge via via la verità sino ad arrivare a comprendere,
o meglio a intuire, quella che è la Verità Suprema.
Non tenendo conto degli ultimi due testi dell’opuscolo, che non
sono poesie ma le preghiere giornaliere dell’autore, buone anche
per eventuali lettori, delle quindici poesie vere e proprie le prime sette
appartengono alla prima giovinezza, e contengono romanze, idilli, rimpianti,
incanti, insomma esprimono quelle emozioni, quei sentimenti un po’
ingenui che molti provano quando il cuore si apre all’amore, con
le sue dolcezze e i suoi tormenti. Le rimanenti otto poesie punteggiano
una lunga vita, dal matrimonio (1944) a oggi (2006), e sono di ispirazione
tanto diversa, da andare dalle gioie coniugali e familiari al pianto per
la morte della piccola figlia, dallo sguardo ironico per la politica all’aspettazione
e brama della morte, come inizio della vera vita.
Bruno Camaioni non ha fatto professione di poeta e ha scritto dei versi
solo quando il sentire profondo ve lo ha indotto, dettandogli parole se
non altro sincere e fraterne.
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